Antonio Bilo Canella: MiniBiografia pseudoartistica

 

Nipote del grande pittore italo-argentino Bruno Canella, Antonio Bilo Canella inizia la frequentazione di ambienti teatrali dal 1985-86. Dal 1987 al 1991 frequenta la Nazionale Accademia d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” che lo traghetta traumaticamente dal mondo borghese della sua adolescenza al malato ed insulso mondo del professionismo spettacolare.

Quasi nessun lascito artistico gli viene da questa esperienza di at-tentata formazione.

Il disgusto e la sua esasperata sensibilità lo conducono per tre anni ad abbandonare velleità artistiche per un tuffo nelle viscere di chi vive davvero e necessariamente: tossicodipendenza, pseudorecupero, creazione di nuovi mondi e nuovi esseri umani sono le sbilanciate utopie di cui si nutre ventiquattrore su ventiquattro in questo periodo: quindi la psicosi.

Psicosi: la diagnosi (vera: Università di Tor Vergata, Roma) è folle almeno quanto il paziente e il delirio lo riconduce al fuoco sopito della sua irrinunciabile vocazione artistica: fonda un proprio gruppo di teatro di base con cui scriverà circa 12 spettacoli. Tra uno spettacolo e l’altro frammenta la sua vita con 2 fondamentali residenze in Tibet e in Messico dove vive e lavora con i maestri Kon Ciok Nian e Benito Casagrande Ichow, legittimando con loro le sue spontanee e oramai comprese capacità di Alterazione.

Nel 1996 la sua ricerca su stati alternativi di coscienza lo conduce ad elaborare la possibilità di un nuovo teatro rituale privo di copioni e parole scritte.

I primi esperimenti confermano le possibilità “spettacolari” di questa nuova non-forma e la ricerca diventa sistematica ed intensiva grazie all’incontro (1997) con Hossein Zardust Taheri, inquieto-gioioso artista di corpo e parola.

I due volano e i tentativi sistematici di ignorare la grandezza manifesta (un esempio per tutti: il progetto Sipario dell’ETI boccia i due dichiarando di non credere che il loro lavoro fosse solo improvvisazione pura: Italia 1998) non ostacolano la loro crescita artistica ma solo quella fisica.

L’elemento musicale diviene pian piano centrale nel loro lavoro e numerose sessioni vengono condotte con vari musicisti provenienti dall’ambiente della ricerca musicale romana. Sempre pura improvvisazione rinominata da Bilo Canella “PerFormazione” (l’opera nel suo formarsi).

Sono così a Koreja (Lecce), Biennale di Porto Ercole, Teatro Sala Uno, Festival La Mama, Teatro Eliseo.

I produttori teatrali riuniti a convegno all’Eliseo di Roma sentenziano: “Due geni, ma invendibili.”

Iniziano i primi lavori di Bilo Canella sull’immagine mediata e si arma di telecamera e computer.

Nel 2000 si interrompe il sodalizio Zardust Taheri-Bilo Canella ma la ricerca non cessa e il lavoro di Bilo Canella si approfondisce ed essenzializza ancora di più, centrandosi sul recupero di una vocal-corporeità deforme e archetipica; particolarmente feconda si rivela la collaborazione con il musicista totale Alex Pierotti.

Viene invitato da alcune Università ma i contatti rimangono episodici e privi di reali sviluppi.

Contemporaneamente il lavoro sull’immagine sviluppa riflessioni sulla natura del tempo e la malleabilità della materia: nascono così le opere filmiche “The Sacred Game” e “Il Calice”.

La pitturazione cinematografica, ovverosia l’esaltazione delle capacità pittoriche della macchina da presa mossa direttamente dall’artista in totale e permeabile ascolto dell’evento, diviene ora il fulcro delle ricerche dell’artista che usa le tecniche di alterazione estatica durante le riprese cinematografiche sia per la parte registica che attoriale: nasce così “Mater (per Yerma)”, in collaborazione con l’artista, regista e attrice, Alessia D’Errigo ed “Epitaffio di Nozze”.

Intanto ha aperto un teatro multinome Nuovo Teatro Argentina, NeoEliseO, La Nuova Fenice e coagula intorno a lui un gruppo di giovani artisti impegnati come lui sul fronte sia performativo che cinematografico.

Con loro, in particolare con la sua folle compagna, Alessia D’Errigo, e con Lorenzo Pietrosanti, amico e collaboratore dal 1998, fonda e apre nel 2006 il CineTeatro  di Roma, dove prosegue le sue esplorazioni artistiche e permette quelle di altri ospitando tutto ciò che per suo soggettivo e indiscutibile giudizio è ricerca.

Nel 2007 crea “Nicola III”, opera filmica di riflessione emiplegica sulla natura del male e della difformità.

Il film viene rubato nella sua unica copia originale e diviene la prima opera eterica di Antonio Bilo Canella.

E’ padre separato di una straordinaria Sarah che lo accompagna da tre anni a questa parte nella sua inarrestabile traversata del mondo.