La Performazione

 

L'improvvisazione è riconosciuta ormai come uno degli strumenti più fertili per la successiva formalizzazione scenica.

La mia proposta è di approfondire la pratica di quest'Arte , con il dichiarato obiettivo (da me scenicamente già conseguito) di rendere possibile una sua dignificazione scenica.

Parlerò di Performazione invece che di improvvisazione, per distinguere questo percorso dai percorsi già esistenti solo nominalmente simili ( vedi la Lega Improv. Italiana ).

"Per-formare" perché si propone come punto focale  il momento in cui l'opera d'Arte è colta nel suo generarsi realmente e spontaneamente per la prima volta: mentre si sta per-formare, appunto; il momento d'Illuminazione dell'Artista che coglie un assoluto, che in quell'attimo , davanti a noi , si fa corpo cavo abitato da qualcosa che è  sceso-salito  in lui .

Chi ha ascoltato, o meglio, visto  le improvvisazioni di Keith Jarrett, può comprendere facilmente ( in altre arti come la Musica, la Danza, la Pittura-Scultura, l'idea di Performance totalmente improvvisata è già da tempo praticata e con risultati che ormai fanno storia…).

 

Si richiede all' Attore-Artista di farsi Vuoto: ecco il primo difficile training fisico-mentale.

Svuotarsi di aspettative e prefigurazioni : un enorme lavoro.

 

Poi segue la Scelta  tra tra le miloni di infinite Possibilità che ogni istante scenico offre.

Nella Performazione si rifiuta di chiudere l'universo in un solo definito percorso da Re-citare ( appunto, "citare" un'altra volta ), per esplorare invece tutti gli infiniti universi possibili e sceglierne uno lì per lì , da non ripetere mai più.

E' chiaro che ad  un corpo-un'anima-una voce  le infinite possibilità sono accessibili solo in proporzione a quanto si è preparati : possedere delle tecniche aldilà del virtuosismo. Se sono in grado di "fare" tutto allora , forse, "tutto" si  potrebbe manifestare attraverso di me: realisticamente l'Attore-Artista-Performatore deve continuamente lavorare sui suoi limiti per ampliare le sue capacità performative.

Ma tutto ciò non basta.

Poiché nella Performazione non si "esegue", ciò che  accade deve venire a noi , nel vuoto, attraverso l' Ascolto.

Ed ecco il Training affinché l'Artista abbandoni il giudizio che ha di sé, degli altri e del mondo, per accogliere ciò che gli viene proposto: un oggetto in cui si inciampa, la parola di un compagno, una luce, una musica, debbono essere, senza possibilità di giudizio alcuno, accolte , fagocitate e restituite trasformate attraverso la successiva propria proposta.

 Chi si ferma a giudicare è perduto e chiude se stesso all' Evento. La Razionalità viene ridotta al minimo indispensabile , quel minimo che ci permette comunque di scegliere tra le infinite possibiltà di ogni istante: come il timone di una nave, necessario ma molto piccolo in confronto alle vele e allo scafo.

E' una rivoluzione del punto di vista: non più un Attore che cerca di eseguire al meglio un percorso predefinito, che Re-cita qualcosa, ma invece un Attore-Artista che si fa strumento, corpo-cavo che manifesta qualcosa che nasce solo lì , in quel momento, "tramite"  lui.

L'Ego è abolito, o meglio, ( più umilmente ) si viaggia verso l’abolizione dell’Ego….